A COLPI DI TASSE VERSO LA POVERTA’

Scritto il alle 08:35 da Paolo Cardenà

di Paolo Cardenà-

Mentre qualche giorno fa, all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della manovra di stabilità, i giornali sussidiati di regime plaudivano per l’apparente taglio delle tasse, il sottoscritto, facendo un prima disamina dei provvedimenti adottati, in un articolo (lo trovate qui), scriveva che si trattava di una stangata che  avrebbe
colpito le classi meno abbienti, quelle più deboli e che avrebbe fatto precipitare verso la povertà un numero considerevole di famiglie, già provate profondamente da questa crisi.
A distanza di qualche giorno, sebbene con le rituali e vomitevoli riverenze per questo governo che, pur non eletto e sostenuto da un manipolo di incompetenti e cialtroni, sta disegnando a sua immagine e somiglianza la vita e il futuro di 60 milioni persone, debbo dire che anche i media sussidiati, che nel frattempo si saranno fatti bene i conti, si sono allineati abbastanza alle conclusioni a cui ero già giunto a poche ore dalla conferenza stampa del governo a margine del Consiglio dei Ministri, arrivando perfino a gridare allo scandalo per la retroattività dei tagli alle deduzioni fiscali, che colpiranno una determinata platea dei contribuenti già dall’anno in corso.
Ad ogni buon conto, tanto per non farci sfuggire l’argomento, che è quello di smentire le scioccanti menzogne del Ministro Grilli secondo il quale il risultato della manovra sarebbe a saldi invariati e, cito testualmente, “migliorerebbe il reddito disponibile delle famiglie meno abbienti”, proprio oggi, la Cgia di Mestre, certamente più autorevole del sottoscritto, ha diffuso un comunicato con il quale spiega che impatto avrà la manovra di stabilità sulle tasche degli italiani.
In particolare, nella nota si legge che:
“L’effetto composto della riduzione dell’Irpef, dell’aumento dell’Iva, dell’introduzione della franchigia e del conseguente taglio delle deduzioni e detrazioni fiscali costerà alle famiglie italiane 2,5 miliardi di euro. Questa è la stima fatta dalla CGIA di Mestre sulle indiscrezioni circolate in questi giorni attorno ai contenuti della Legge di Stabilità.
“Una stangata – commenta il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – che rischia di mettere in ginocchio le famiglie italiane già stressate  da una crisi che dura ormai da 4 anni”.
Continua la nota:
Nel 2014, quando subiremo per tutti i 12 mesi dell’anno l’aumento di un punto delle aliquote Iva del 10 e del 21%, a fronte di una diminuzione del carico fiscale sui redditi pari a 5 miliardi di euro, le famiglie si troveranno un aumento dell’Iva di 6,5 miliardi di euro e un taglio delle agevolazioni fiscali pari a 1 miliardi di euro. Pertanto, nel “dare/avere” con il fisco, lo “sbilancio” sarà di  2,5 miliardi di euro, pari ad un incremento medio annuo per famiglia di circa 100 euro.
“ Se teniamo conto che dall’inizio della crisi i senza lavoro sono aumentati di oltre 1 milione e 200 mila persone, i consumi reali delle famiglie sono scesi del 4,5%, i prezzi e le tariffe sono in costante crescita,  con questa ulteriore stangata difficilmente il Paese reale riuscirà a trovare le risorse per rilanciare la domanda interna e quindi l’economia del Paese. Una situazione – prosegue Bortolussi – che rischia di avvitarsi e farci sprofondare in una depressione senza precedenti”.
Senza addentrarci troppo sui meccanismi di calcolo, variati per effetto dell’introduzione delle franchigie  di 250 euro e del limite massimo di detrazione posto a 3000, vorrei ribadirvi che, chi sarà maggiormente penalizzato dall’introduzione delle nuove norme che, violentando lo  statuto dei contribuenti, almeno in parte,  troveranno applicazione già dall’anno in corso, saranno i pensionati che vivono con le pensioni più basse e la classe media del paese ( che  non sarà più media). I primi, subiranno completamente l’aumento dell’Iva; mentre i secondi, oltre a subire l’aumento dell’Iva, subiranno anche l’effetto dell’introduzione delle franchigie e del limite massimo di detrazioni fruibili, che non verrà in alcun modo compensato dalla tanto decanta riduzione di appena un punto percentuale dell’Irpef sulle aliquote del 23 e del 27%. Insomma la classe già colpita da questa crisi e la platea più  numerosa del paese che tenderà a scivolare sempre più verso la povertà.
E’ evidente che, come denunciato dalla CGIA di Mestre, gli effetti della manovra si abbatteranno anche sulle dinamiche della domanda interna, destinata a contrarsi ulteriormente per effetto del calo dei consumi. Questo provocherà un ulteriore caduta del PIL e delle entrate tributarie, con la conseguente formazione di ulteriori buchi di bilancio che dovranno essere colmati. A colpi di tasse, a quanto sembra, fino alla povertà.

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