NOI VITTIME DELLE BOMBE DEL QUARTO REICH E LA GERMANIA VITTIMA DI SE STESSA

Scritto il alle 00:30 da Paolo Cardenà

di Paolo Cardenà –

Non vi è alcun dubbio che le responsabilità di questa crisi, ovvero, della mancate soluzioni, pendano in maniera preponderante dalla parte tedesca. La storia torna nuovamente  a ripetersi. Tanto è vero che questa ci racconta con lettere scritte con il sangue di milioni di persone,  del ruolo e delle responsabilità  che ha sempre  avuto la  Germania nell’affermare la sua potenza nel continente europeo. Questa presunzione – o per meglio dire ambizione-  egemonica,  è  stata la genesi di crisi politiche, di due guerre mondiali e dell’attuale guerra economica: prima combattute con le armi,  oggi a colpi di spread, bilance dei pagamenti e con misure di austerità  imposte a molti a Paesi del continente, in nome dell’interesse nazionale germanico.


Le politiche di rigore e di austerità comandate più o meno a gran parte degli Stati europei dalla Germania, stanno portando fame, povertà diffusa e conflitti sociali. Per il momento, ne costituisce un esempio più che  tangibile la Grecia con la sua popolazione che, oltre ad essere stata esasperata e usurpata della propria democrazia, è costretta a sacrifici che produrranno – in maniera pressoché perpetua –  ulteriori  crisi che, stando alla dottrina germanica, dovranno  essere compensate con altri sacrifici, rigore ed imposizioni.  Tutto ciò è distruttivo e letale. Poi sarà la volta della Spagna, del Portogallo, dell’Italia o forse della Francia. Fino a quando l’intero continente non crollerà  o questa recessione, che sta assumendo sempre più i connotati di una grande depressione, arriverà a lambire il popolo tedesco e toccare gli interessi germanici. Ma a quel punto sarà rimasto ben poco da difendere e tutto ci riporterà al ricordo di Berlino accerchiata dai carri armati, proprio come lo fu con la caduta di Hitler. Non più una Europa unita capace di buttarsi alle spalle secoli di conflitti, né una moneta unica; tantomeno una Europa economica, politica e sociale. Solo ceneri e macerie.


Questa crisi verrà ricordata, oltre che per il disastro economico e sociale che ne sta derivando, anche (e soprattutto) per l’esplicito fallimento dei politici europei incapaci di produrre soluzioni immediate e definitive nell’affrontare sul nascere una crisi che, nel tempo, si è sviluppata grazie all’inerzia palesata dai burocrati finti europeisti  privi di ragionevoli logiche e illuminanti prospettive; fino ad arrivare al punto di non ritorno, o ancora peggio alla distruzione. E’ il trionfo della sconfitta che rischia di assumere i toni della disfatta, stando il serpeggiare del sentimento di esasperazione popolare che inizia a farsi largo.


E pensare che, forse, non andando troppo indietro coi tempi, sarebbe bastata una riformulazione dello statuto della Banca Centrale Europea tale da conferire all’istituto la possibilità di minacciare l’intenzione di mantenere il rendimento dei titoli di stato entro un dato limite e, se del caso, utilizzare un vero e  proprio programma di  quantitative easing,  come sperimentato dalla Banca Centrale americana (FED) e da quella inglese (BOE). Forse,  già di per se, questo avrebbe costituito un deterrente idoneo a placare i fenomeni speculativi verso i debiti dei paesi più vulnerabili;  senza, con ciò, dover necessariamente utilizzare un vero e proprio allentamento monetario.   Questo avrebbe potuto favorire  l’implementazione di politiche fiscali e di austerità  di minor rigore rispetto a quelle varate (e quindi meno recessive),  con tempi di rientro dai deficit di bilancio in orizzonti più ragionevoli e in sintonia con il deteriorarsi della situazione economica.


Sostenendo con una capacita di acquisto illimitata il prezzo dei titoli di stato, all’interno dei singoli Paesi, si sarebbero potute produrre delle economie sulla spesa per interessi tali da ammorbidire il carico tributario dei contribuenti, e quindi creare le condizioni per una maggiore possibilità di spesa e consumo.  Di conseguenza, difendendo il valore dei titoli di Stato, si sarebbe potuto sostenere il valore patrimoniale degli attivi delle banche e quindi la massa di credito che potenzialmente ciascuna banca avrebbe potuto concedere a famiglie e imprese. Questa è la soluzione che avrebbe potuto accompagnare e fare da spalla alle azioni di riequilibrio di bilancio dei Paesi lassisti, e magari giungere alla creazione di una grande area economica e politica integrata, capace di compensare al suo interno i propri squilibri .


Ma questa soluzione è stata da sempre censurata dai tedeschi poiché ritenuta, a loro dire, causa di fenomeni inflattivi che contrasterebbero  esplicitamente con il mandato istituzionale della BCE che è quello di garantire la stabilità dei prezzi. Rimuovendo i timori tedeschi, è doveroso segnalare che i fenomeni inflattivi che si stanno manifestando nella zona euro, appaiono per lo più determinati  dall’inasprimento fiscale in corso e dal rincaro dei prodotti energetici, piuttosto che da un aumento della massa monetaria in circolazione. In tal senso, potrebbe soccorrerci anche l’esperienza americana nella quale, nonostante due operazioni di quantitative easing e tassi prossimi allo zero, non si segnalano evidenti  fenomeni inflattivi, tantomeno  elementi di preoccupazione al riguardo.

 In realtà, oltre a questa motivazione, che  trae il proprio germe dall’esperienza inflattiva  della Repubblica di Weimar alla fine della prima guerra mondiale, il timore tedesco risulta  anche stimolato dall’eventualità che, perseguendo una soluzione di allentamento monetario, ciò avrebbe attenuato la pressione sugli Stati, poiché più inclini ad adottare politiche di minor rigore nella gestione dei propri bilanci.  In effetti, sarebbe quello  che in questo momento andrebbe perseguito. La BCE, in questo quadro di limitata operatività, non potendo  differire ulteriormente un proprio intervento e beffando la dottrina germanica, ha messo in campo oltre mille miliardi di euro attraverso le due operazioni di rifinanziamento (LTRO) a favore del sistema bancario. In altre parole la BCE, pur rimanendo nel perimetro dei sui poteri, ha elevato il sistema bancario europeo a prestatore di ultima istanza nei confronti del debito dei singoli Stati, offrendo alle banche la dote necessaria per sostenere la domanda di titoli pubblici.

In buona sostanza la BCE, con questo “quantitative easing” indiretto, è stata costretta a sparare quasi a salve uno degli ultimi colpi di cannone, visto il restringersi di ulteriori margini di manovra; senza tuttavia centrare i risultati che si sarebbero potuti ottenere con una dichiarata capacità di acquisti illimitati titoli di stato, e senza peraltro rimuovere  i rischi tipici  di una vera e propria operazione di allentamento monetario, comunque fortemente osteggiata dalla Germania.  Un fallimento quindi? Certamente no, ma per il momento possiamo affermare che il merito di questa operazione  rimane quello di aver eliminato nell’immediato lo spettro di una crisi bancaria di proporzioni apocalittiche, offrendo liquidità vitale al sistema e trasferendo asset,  più o meni rischiosi alla Bce, e quindi, indirettamente, di nuovo in capo ai singoli Stati e ai loro contribuenti, con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare.  

Sicuramente non è stato  risolto strutturalmente il problema  della difesa dell’Euro moneta e dei debiti sovrani, visto il riproporsi impetuoso dell’aumento degli spread e delle altre  note problematiche, che esprimono in maniera inquietante tutte le criticità dell’eurozona. Con il rischio, tuttavia,  che ora le banche  sono piene di titoli di stato che si stanno via via svalutando per effetto delle misure  distruzione di massa imposte dalla Germania, che stanno dando linfa vitale alla contrazione economica e alla distruzione dell’economia europea. Quella tedesca compresa.

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5 commenti Commenta
Scritto il 16 aprile 2012 at 11:27

La ringrazio per il Suo apprezzamento e per il Suo rilancio. A presto

Anonymous
Scritto il 10 luglio 2012 at 17:41

Grazie per la lucida riflessione. Ho potuto leggerla perchè citata in altro blog e mi ha aiutato ad ampliare l’orizzonte della mia vista su questa crisi.

Marco

Scritto il 10 luglio 2012 at 18:20

Ti ringrazio per l’apprezzamento.

Anonymous
Scritto il 1 agosto 2012 at 10:24

siamo messi male

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