IN EQUILIBRIO SOPRA LA FOLLIA

Scritto il alle 17:30 da Paolo Cardenà

Mentre i politici europei, i giornali e i media sembrano affetti dalla sindrome dell’ipocrisia collettiva e Sarkozy, addirittura, ci sta  dando prova della virilità dei suoi neuroni  regalandoci pillole della sua felicità per quello che egli definisce il  “salvataggio della Grecia”, a rimettere tutti con i piedini ben ancorati a terra ci ha pensato  l’Istat venerdì scorso, fornendoci i dati sulla produzione industriale del mese di gennaio in Italia.

 
 
Il dato  ha subito un tracollo di 5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, marcando, ancor più segnatamente, l’aspra contrazione che sta subendo il settore industriale e dicendoci che l’economia si sta avvitando e contraendo sempre di più. Questo, fa  seguito ad una serie di altri indicatori economici che mostrano, in maniera pressoché univoca, un quadro economico fortemente deteriorato,  avvisandoci, senza alcuna indulgenza,  che la recessione in atto sarà ben più profonda di quanto incautamente ipotizzato dalle previsioni governative
 
Una contrazione più accentuata della congiuntura economica provocherà un minor gettito fiscale e quindi, a parità di spese, dei buchi di bilancio che, almeno per il momento, sembrano  destinati ad essere colmati a colpi di randellate nelle tasche degli italiani attraverso l’inasprimento fiscale, ormai al limite della schizofrenia e dell’insostenibilità. Senza considerare poi l’annunciato aumento dell’IVA al 23% per bocca del Viceministro Grilli, intervenuto poche sere fa a Ballarò. Una vera follia e soluzione, questa, potenzialmente distruttiva per i consumi che già viaggiano  in uno stadio appena precedente il trapasso. Quindi, se da un lato,  perseguire politiche di rigore e di austerità fiscale, favoriscono, almeno apparentemente, un  immediato miglioramento degli equilibri dei conti pubblici, dall’altro, se non compensate con politiche di crescita e sviluppo, determinano ridimensionamenti della capacità di spesa delle famiglie e delle imprese che saranno, in tal modo, inclini a guardare al futuro con maggior prudenza e parsimonia. Quanto detto trova sostegno anche analizzando il  crollo degli acquisti dei beni durevoli poichè, essendo l’acquisto di tali beni differibile in tempi migliori, ci rappresenta al meglio il clima di sfiducia dei consumatori e delle imprese. Questo è, in sintesi, il significato che può attribuirsi ai dati forniti dall’Istat.

  Per il momento, al di là della credibilità restituita all’Italia dall’autorevolezza del  Governo Monti, si è potuto gioire anche di una sensibile riduzione del costo per gli interessi sui titoli di stato, con uno spread sui Bund tedeschi in forte ripiegamento e oggi in area 300 punti. Ma questa tendenza, salvo improbabili miracoli, non sarà destinata a durare nel tempo e a consolidarsi  poiché, prima o poi, l’effetto LTRO BCE  svanirà  e a quel punto  i mercati riprenderanno a guardare i fondamentali economici,  valutandoci per quello che siamo realmente: una nazione in forte declino! Per il momento il default dell’Italia è stato evitato e nel frattempo, visto che del domani non c’è certezza, chi vuol esser lieto, lieto sia.

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