TRA PREMEDITAZIONE E IDIOZIA

Scritto il alle 21:13 da Paolo Cardenà
In un articolo pubblicato da Il sole 24 ore,  anche la Merkel, dopo il ministro delle finanze Schaeuble, si dice pessimista sulla possibilità di salvare la Grecia, nonostante la seconda tranche di aiuti di 130 miliardi di euro votata appena una settimana fa.
Nello specifico, la cancelliera, intervenendo alla Bundestag, si dice non del tutto convita che il pacchetto di aiuti appena votato a favore della Grecia, possa essere sufficiente a scongiurare il default dello stato ellenico.
Al di là delle criticità destabilizzanti che potrebbero derivare dall’eventuale applicazione di taluni tecnicismi previsti dagli accordi di ristrutturazione del debito, comunque vada, il caso Grecia non è  minimamente risolto. Semmai ce ne fosse ancora bisogno, quanto  avvenuto è l’espressone  più esaltante del fallimento dell’architettura politica, economica e finanziaria,  dell’Europa che ha imposto un piano di sacrifici, che ha solamente aggravato, in maniera esponenziale, quella che è divenuta una vera e propria tragedia di una patria, un tempo, culla della civiltà. Ma ciò che più inquieta e che lascia con non poco timore, è  dover constatare che, nonostante le aspre misure di austerità  varate e l’usurpazione della democrazia e della sovranità popolare, la notizia di un probabile fallimento del piano di aiuti alla Grecia, ci giunge a soli pochi giorni dall’approvazione del secondo pacchetto e, ancora ben più grave,  per bocca e ammissione degli stessi attori della vicenda che, tra l’altro, ne sono stati anche registi. Quindi, o è premeditazione, o peggio, idiozia e pressapochismo nella conduzione della vicenda Greca.
Sia nel primo, che nel secondo caso, rimane comunque il fatto che qualcuno sarà chiamato dalla storia a chiarire i motivi per i quali la Grecia è stata fatta entrare nella moneta unica, nonostante la notorietà dei sui conti truccati, la dilagante corruzione e l’ampiezza del fenomeno evasivo. Elementi , questi, che caratterizzano lo stato ellenico, contribuendone alla sua disfatta. Penso che per la Grecia, sia giunto davvero il momento di valutare con maggiore possibilità l’eventuale abbandono dell’area,  unica alternativa percorribile per tentare di uscire da questo disastro.

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