LE BANCHE COMPRANO SE STESSE

Scritto il alle 20:30 da Paolo Cardenà
Come avevo reiteratamente segnalato nei post precedenti, continua in maniera   spregiudicata l’utilizzo del finanziamento ottenuto dalle banche italiane da parte della BCE lo scorso 21 dicembre.
 Per i meno edotti in materia e altrettanto non attendi  alla vicenda, ritengo opportuno ripercorrere  sinteticamente  la vicenda che può essere così riassunta.
Lo scorso 21 dicembre le banche europee hanno ottenuto circa 489 miliardi di euro di finanziamento dalla BCE per tre anni al tasso agevolatissimo dell’1%. Di questi, circa 116 miliardi sono andati alle banche italiane.
Lo spirito di tale finanziamento era quello  di attenuare il Credit Crunch  in atto sul sistema bancario  e favorire  così il finanziamento di  famiglie ed imprese soffocate, oltre che dalla crisi economica, anche dalla stretta creditizia operata dalle banche.
In realtà, nel cuore di Mario Draghi, albergava anche la speranza che parte di tali risorse fossero state utilizzate per l’ acquisto di titoli di stato. Tale speranza non è  stata affatto delusa.
In vero, le ultime aste dei titoli di stato italiani, hanno registrato un apprezzabile riduzione dei tassi di interesse, soprattutto nelle scadenze comprese nel periodo di copertura del finanziamento della Bce dove il calo è risultato più marcato. Infatti, come già segnalato in altro post, ciò sta a significare che le banche stanno utilizzando il finanziamento per sottoscrivere titoli del tesoro a tassi vicini al 6/7%, lucrando non poco con la sola attività di funding, tenuto conto che il costo del finanziamento ottenuto è di appena l’1%.
Ma ciò che è più inquietante è che le banche stanno utilizzando tali risorse anche per acquistare obbligazioni proprie emesse precedentemente, e che oggi  prezzano  livelli significativamente più bassi per effetto delle perdite subite dal mercato obbligazionario. Obbligazioni che, se portate a scadenza, sarebbero rimborsate alla pari.  In realtà, come anticipato nella giornata di ieri da Il sole 24 ore ed ipotizzato in un mio post precedente, Unicredit  avrebbe lanciato un operazione di riacquisto delle proprie obbligazioni a prezzi estremamente vantaggiosi, con l’ovvia conseguenza di generare notevoli plusvalenze da iscrivere in bilancio, ma anche altrettanti perdite per quei risparmiatori che, colti anche da timori (non del tutto infondati)  sul futuro dei propri risparmi e privi di qualsiasi cultura finanziaria,  intendono rivendere i titoli all’emittente.
Sempre secondo quanto riportato dal quotidiano economico,  quello di  Unicredit non sarebbe un caso isolato. Infatti, si ritiene che anche altre banche del calibro di Monte Paschi, Ubi e BancoPopolare, possano seguire le stesse orme della banca di Piazza Cordusio, per importi addirittura superiori.
Va evidenziato che tutto ciò si sta consumando mentre le stesse banche, stanno significativamente inasprendo le condizioni praticate ad aziende nell’ambito di operazioni  di smobilizzo di crediti commerciali e talvolta, quadruplicano  gli interessi pretesi  solo fino a qualche mese fa per talune operazioni, adducendo come giustificazione il fatto (non vero) che il costo della raccolta fondi è aumentato per effetto delle tensioni sul mercato obbligazionario.
E’ del tutto evidente che le conseguenze di tali politiche di credito, rischiano di acuire ancor di più la crisi in atto, mettendo a repentaglio migliaia di aziende che rischiano di essere spazzate via, tra l’altro, anche per effetto dell’inasprimento , non giustificato, delle condizioni di credito. Sembrerebbe proprio che le banche abbiano sposato in toto  concetto evocato dai saggi latini: mors tua via mea.

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